Il primo è stato una piacevole sorpresa, il secondo una conferma.
Non conosco il regista o lo sceneggiatore, ma da quello che nei due film hanno fatto vedere sono decisamente bravi,originali e creativi.
Come tutti sanno i sequel non sempre sono validi o pari al precedente, anzi, quasi mai.
Questo è uno di quei pochi casi in cui sono pari, ma non perché gli autori si sono ripetuti, ma perché hanno avuto la capacità di variare e scommettere su situazioni fuori dai normali cliché.
Hanno decisamente vinto la scommessa.
Quest’opinione è soprattutto per chi ha visto il primo. Purtroppo non posso parlare del secondo senza citare il finale di Saw 1.
L’enigmista, soprannome dato dai giornalisti nel primo a questo psicopatico malato terminale, riesce a scappare dalla polizia, e continua la sua striscia di “non” omicidi. Fin qui potrebbe sembrare un sequel come un altro, ma non è così.
Anche questa volta i rapiti sono tutti collegati da situazioni della loro vita, situazioni per cui lui li mette alla prova e ne testa la volontà di vivere e quanto siano disposti a perdere pur di uscire dalla trappola in cui lui i ha confinati.
È questo che fa.
L’enigmista, soprannome improprio che lui non accetta, mette alla prova le sue “vittime” di rapimento, prove estreme che dimostrano indiscutibilmente l’attaccamento alla vita, proprio per insegnare loro l’importanza della vita che lo sta abbandonando senza possibili cure e senza quella possibilità che invece lui offre loro.
È semplice, non è lui ad uccidere loro, ma sono i rapiti a decidere per la morte non accettando le regole della prova. Lui materialmente li segrega in luoghi senza via di uscita. A volte li lega. A volte gli mette una morsa intorno al collo che dopo 60secondi se non si trova la chiave si chiude senza eccezioni. A volte li avvelena e nasconde l’antidoto.
Questo è il modus. Così come il primo.
Qui però i legami tra i reclusi sono tali da creare situazioni particolari che saranno di contrasto o di aiuto per la loro sopravvivenza.
Essendo chiusi dentro una casa a più piani le trappole sono molteplici. Ce n’è una personalizzata per ognuno di loro(trovano delle cassette che come nel primo spiegano il compito di ognuno) e ce ne sono altre.
Come nel primo la polizia riesce a trovarlo, ma solo perché è lui che lo vuole. Lancia un guanto di sfida, fa entrare uno degli investigatori nel gioco, uno che non è così pulito come vorrebbe sembrare e lo mette alla prova.
Il film continua in un continuo di suspense incredibile, scene che si alternano tra ciò che avviene nella casa dove ci sono i rapiti del gioco principale e ciò che avviene fuori, dove i protagonisti sono l’investigatore e Jigsaw. Quest’ultimo chiede solo di essere ascoltato e così inizia un dialogo difficile tra i due, dialogo che ci farà capire il perché e ci mostrerà il lato oscuro della vita.
Il perderla senza poter fare nulla.
La cattiva scelta degli attori, anzi dell’attore che interpreta l’investigatore, in questa fase del film ha inciso parecchio. Come nel primo gli attori non sono di prim’ordine e si avverte e molto. Avendolo visto in lingua posso garantire che l’attore in questione è un vero cane, era anche l’unico con un inglese vicino all’incomprensibile.
Il finale…è geniale…semplicemente geniale!
Non vedo l’ora di rivederlo.
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