Questo è forse uno dei libri più belli che mia cugina Livia mi abbia regalato.
Dire che l’ho divorato è dire poco.
In questo suo secondo romanzo, “la vita è altrove”, l’autore sviluppa la storia come se fosse una biografia ma quantitativamente inversa nella cronologia della narrazione.
Come per “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, ho trovato molti pensieri e modi di vedere dei suoi personaggi molto affini a me, e forse questo me lo ha fatto divorare, proprio per trovare quelle che sono le differenze con personaggi decisamente negativi, nei quali non volevo ritrovarmi.
Di fatto, le differenze con i personaggi e i fatti che vivono sono enormi, ma ciò che mi rende vicino ai suoi scritti, è proprio il pensiero critico di fondo, che è un tono di scrittura, un’attenzione a certi particolari e a certe parole, il giudizio che traspare trasversalmente di determinate categorie di persone e di determinati fatti…
…che in modo assurdo si ripetono nella Storia umana, e non solo del libro e in qualsiasi nazione.
(What is this thing called love - Ella Fitzgerald)
Questo mi ha fatto pensare molto.
Il mio neurone si è sforzato di capire come personaggi di un libro pubblicato nel 1969, ambientato nella Praga dei primi del 1900, siano di fatto molto vicini per modi, azioni e pensieri a noi.
Ci sono molteplici possibilità, alcune saranno tacciate di qualunquismo, altre ritenute assurde, altre ancora come vi pare…non mi interessa.
Una è che siamo STUPIDI.
Sì, avete letto bene, S T U P I D I… STU-PI-DI…
(Blackbird - acoustic - Foo Fighters)
Se Kundera parlando di un poeta in un momento storico di passaggio per il mondo intero faceva determinate critiche, e oggi le critiche quotidiane sono le stesse, c’è qualcosa che non quadra.
Jaromil, il poeta in questione, cresce in una famiglia ricca, da una madre immatura e da un padre che non lo ha voluto.
Cresce insicuro, pieno di paranoie e con una incapacità di affrontare il mondo reale imbarazzante, e così inizia a dipingere uomini in divisa con la testa di cane.
Da lì alle poesie il passo non è brevissimo, anche perché la narrazione si sofferma molto sul suo relazionarsi da bambino e man mano che cresce la storia accelera…
Jaromil in quanto cresciuto in un certo tipo di famiglia reagisce rifiutandola e cercando tutto ciò che gli è opposto.
(Hey you - Pink Floyd)
L’essere umano proprio non vuole imparare dalla storia.
La sciocca innocenza di Jaromil, il suo orgoglio furente, la sua codardia di fronte a chi può metterlo in difficoltà, il porsi al fianco di chi in quel momento sembra il più forte coprendo ciò con teorie teleologiche, dogmatiche e demagogiche.
Jaromil rappresenta l’essere umano nei suoi continui errori e nel suo continuo non voler crescere.
Tutto quello che sappiamo di lui ci viene raccontato sia tramite l’analisi dei suoi pensieri e di ciò che dice, ma anche tramite le sue reazioni a stimoli “tipo” come quelli della madre, dello zio e di altri personaggi con cui entra in contatto e con cui ogni volta fallisce.
Ciò che a livello letterario è interessante del romanzo sono le continue citazioni e rimandi alla vita di Rimbaud e altri autori.
Quasi un parallelo tra loro, che sono esistiti sul serio vivendo e soffrendo, scrivendo e lasciando opere importanti e Jaromil, esempio di immaturità reiterata nel suo cercare di rapportarsi a loro e nella sua ostinata ricerca di un’affermazione sociale, come se si è NESSUNO se non si è definiti da altri…
(Personal Jesus - Johnny Cash)
C’è una parte onirica eccezionale, un trip intenso e lucido.
Il paragone con “L’insostenibile leggerezza dell’essere” è d’obbligo essendo entrambe i romanzi dello periodo “ceco”, anche se divisi da parecchi anni.
La sua opera più famosa rimane per me la più bella e completa sotto ogni punto di vista.
Forse perché i personaggi sono meno negativi, la critica è solo politica e non verso l’essere umano e le affinità che sentivo erano fortissime.
Il finale è il lato negativo del libro, anche se Kundera scrive esplicitamente il modo in cui il racconto stia per finire, rimane comunque una sensazione di amaro e un senso di incompiutezza.
Ma forse le conclusioni alle critiche trasmesse durante la lettura più o meno velatamente sono il motivo di quell’amaro, di quel senso di impotenza nei confronti di quello che ogni giorno dimostriamo di essere e questo mi mette non poca paura.
(Volunteers - Jefferson Airplane)
Decisamente un libro da leggere.
kundera è il mio scrittore preferito..
RispondiEliminaha così tanto da dire.