martedì 30 novembre 1999

Fame chimica - Vita in una periferia qualsiasi

Altro film che non ho visto al cinema perché il trailer e le presentazioni non mi avevano proprio ispirato.



Me lo aspettavo decisamente diverso.



Non ricordo dove,ma avevo letto che in questo film c’era una scena di stupro su una ragazza veramente pesante e in quel periodo proprio non mi andava di vedere un film così violento. O almeno, non mi fidavo del fatto che essendo un film italiano sarebbe potuto essere un buon film anche se con scene crude e violente.



L’ho visto perché su sky lo davano nel canale “sky autore” e mi sono detto che forse così brutto non doveva essere.



Produzione decisamente low cost. Attori sconosciuti, credo che molti non fossero nemmeno degli attori, ma persone di strada. Pochissimi interni, forse 2 o 3, il resto, praticamente il 90% girato all’interno di una piazzetta/cortile di un condominio. Qualche giretto per le strade intorno, ma sempre rigorosamente periferia.



A causa dei molteplici accenti non riesco ad identificare di quale città sia la periferia, forse del nord, forse Milano, ma mi piacerebbe pensare che abbiano usato attori con diversi accenti per rimarcare il fatto che le periferie sono tutte uguali e che una storia come quella potrebbe accadere a Segrate come al Laurentino38.


Del resto i palazzoni delle periferie sono veramente tutti uguali, in questo gli architetti hanno veramente poca fantasia. Sembrano formicai altissimi, squadrati e lugubri. Tutto è tagliato con squadra, riga e ogni tanto con compasso per fare le rotonde.


Il loro colore grigio insieme al cielo grigio a causa dell’inquinamento delle fabbriche vicine fanno lo spettatore di entrare in un mood che permette di intuire lo stato d’animo di chi lì è costretto a vivere ogni giorno.


Comunque, un bambino in una periferia può crescere senza problemi, hanno tutto, le giostre quando sono piccoli, il campetto di pallone, vialoni lunghi su cui ingarellarsi con i motorini truccati da adolescenti, la tabaccheria dove comprare le sigarette, il centro commerciale, il megamultisala cinema con megaparcheggio dove andare con la morosa o con la futura moglie, i giardinetti di prima dove portare i propri figli, i vialoni su cui i propri figli si ingarelleranno con i figli dei tuoi amici…



Forse mi sbaglio e i pochi accenti del “sud” ci sono perché figli di emigranti.



Ho già detto dove si ambienta il film, in un cortile di una periferia. Un cortile con al centro un giardinetto con i giochi come altalene e scivoli destinati ai bambini della zona, un cortile con delle panchine, panchine che ospiterebbero anziani, se solo come per il giardinetto, non ci fossero i ragazzi a fumare, drogarsi, spacciare, fare le pinne con i motorini rubati o semplicemente stare lì sbattuti tutto il giorno a non fare nulla, aspettando un qualcosa, forse un lavoro, forse l’occasione per menare le mani, forse nulla…



Un cortile di nome Piazza Gagarin, il primo uomo nello spazio, così lontano dalla terra, come si sentono i ragazzi che vivono lì.



Ritratto spietato e vero della periferia.



Dobbiamo aggiungerci anche l’immigrazione e tutti i problemi connessi, il centro sociale del quartiere e i problemi con la polizia, un comitato di cittadini che non vuole che gli immigrati vivano come gli altri la piazzetta.



Come gli altri intendo quello che ho descritto sopra…quindi fumo, spaccio e l’aspettare qualcosa.



Per non fare un documentario sulla periferia sono state mostrate storie tra loro legate.



Storie che vedono 4 personaggi principali.



2 amici, una ragazza e il padre di uno dei 2 ragazzi.



Vengono affrontati il rapporto padre-figlio, il precariato, l’amicizia e la storia d’amore.



Il film scorre su queste relazioni mostrandoci il resto. È come se i personaggi tramite queste relazioni ci mostrino come la vita in periferia possa bruciarti, corroderti dentro fino a non farti avere più aspirazioni, fino a mettere in discussione anche l’amicizia, valore importantissimo, secondo me il più importante.



I 2 amici sono diversi, ma conoscendosi da sempre ed essendo diversi dal resto dei loro “amici”, sono complici, Amici con la A maiuscola. Uno si è integrato nel sistema della periferia e ci vive tranquillo, vive di spaccio, piccoli furtarelli e ha il rispetto degli altri essendo considerato anche a ragione il leader.


L’altro, che forse è il protagonista del film, è la pecora nera del gruppo. È l’unico che ha un lavoro retribuito e pulito, lavoro ovviamente precario che ha accettato tre anni prima solo per fare un qualsiasi lavoro pensando che tanto prima o poi avrebbe cambiato…3 anni sono passati e lui è sempre lì.



La ragazza è colei che disturba l’equilibrio, che scombussola gli animi, che smuove qualcosa.



Starà a loro capire se uscire dal limbo in cui vivevano o rimanerci.



Del resto gli altri sono morti e non lo sanno, ma loro due possono ancora dare una svolta alle loro vite.



Gli eventi che gli accadono intorno e quello che vivono dentro se stessi mettono alla prova la loro maturità, e quello che mi è piaciuto, che anche se lo ipotizzavo, ma non lo ritenevo possibile perché il film avrebbe guadagnato veramente tanti punti, che il più maturo è quello che nei soliti film buonisti non ti aspetti.



Per fortuna che non è stato buonista, ma cinico.



L’unica nota veramente negativa, la partecipazione di ‘o zulù dei 99posse. Il film comincia con la sua brutta faccia, con quei pochi capelli unti e bisunti. Canta all’inizio del film, ogni tanto durante il film e alla fine.


Ovviamente ogni volta che canta(odio usare questo verbo con lui, cantano gli artisti e lui non lo è) è perché c’è un cambio di ritmo all’interno della storia e critica ciò che abbiamo appena visto e ci introduce a quello che stiamo per vedere, quasi come il menestrello nel “Robin Hood” della Disney o del tipo con la chitarra in “tutti pazzi per Mary”.


Canta in napoletano e ogni tanto in uno pseudo-inglese.



Pessimo.



Peccato perché il film è molto valido, per la sua semplicità e per come senza retorica ha trattato degli argomenti difficili da trattare e che quasi nessuno tratta.



Mi ha ricordato un pochino “R.D.F. rumori di fondo” e “Dorme” di Eros Puglielli.



Decisamente da vedere, ma senza pregiudizi, altrimenti si butta del tempo. 

1 commento:

  1. Anche io ho visto il film...che dire, la periferia, la vita di quartiere di quei giovani in piazzetta mi ha dato un senso di claustrofobia...dato che il finale è incerto a me piace pensare in senso positivo, lo faccio per me perchè voglio credere che q.no, anche se solo uno, riesca a tirarsi via di dosso il modo di essere che si è stando lì in quel modo.
    Decisamente positiva è la figura del padre del protagonista, finalmente...ci voleva un genitore che non è un pezzo di merda. Il padre sprona il figlio a farsi la sua vita, lui "può cavarsela da solo"...
    Un bel film, non politicamente schierato, dalla parte dell'uomo nel senso lato. Comunque molto amaro!

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