martedì 30 novembre 1999

Il mio nome è nessuno

Questo libro è un progetto a cui hanno preso parte diversi scrittori di diversi paesi. 



14 scrittori in tutto. 2 capitoli a testa. L’assegnazione è stata lasciata alla sorte.  



Riuniti ad Atene cercano di scrivere un romanzo “globale” , un romanzo in cui capitolo dopo capitolo si sente l’influenza, il pensiero dello scrittore, ma non si avverte molto la differenza di stile. Colpa sempre di traduzioni che tendono ad appiattire i termini e i ritmi.



Tra questi 14 scrittori c’è anche il nostro Niccolò Ammaniti, famoso per il suo stile durissimo e crudissimo in “Fango”, e per il bellissimo “Io non ho paura”. Ha scritto anche “Ti prendo e ti porto via” libro che è sul mio comodino pronto per essere letto.



Il mio nome è nessuno è un romanzo che narra le vicende di una giovane e bella ragazza di un paese non ben definito del sud-america, che su incarico del futuro suocero deve andare alla ricerca del padre, il glorioso e rivoluzionario Hugo Almendros, che è scappato 20 anni prima con parte dell’oro dello stato.



Il futuro suocero è il presidente/dittatore che insieme al padre di Teresa sconfisse il governo dittatoriale precedente, per dare al popolo la possibilità di nuove elezioni democratiche. Elezioni che non ci furono dato che la carica di presidente che Salaberry avrebbe dovuto avere solo temporaneamente ed esercitarla a turno con i compagni della rivoluzione non fu temporanea,ma praticamente gli durò a vita.



Comincia così un viaggio per il mondo, in cui Teresa, ingenua ragazza, avrebbe scoperto molte cose sul padre e sul futuro suocero.



Il ritmo è sempre scorrevole e veloce, ogni capitolo essendo frutto di un altro autore, porta nuova linfa al racconto inserendo sempre particolari interessanti, anche sui luoghi che Teresa visita durante la sua ricerca, la ricerca di un padre che non ha mai visto. Scappò quando la madre era in cinta di lei. Ogni anno le ha inviato regali d’oro che però il presidente le ha tenuti nascosti.



Incontrerà persone che la cambieranno, che la faranno crescere, che la metteranno alla prova.



Traspare procedendo nella lettura il messaggio che tutti gli scrittori hanno voluto mandare. La storia è una semplice scusa, seppur interessante e avvincente. Il messaggio è una disquisizione dei vari autori sul perché debba essere combattuta una rivoluzione, sul perché qualcuno di estraneo ed esterno debba andare a fomentare guerre civili, morti efferate e disordini. In nome di quale ordine superiore? In nome di quale principio? Libertà? La libertà di chi? Di fare una rivoluzione? Di combattere la rivoluzione di altri perché non si è capaci di combattere la propria interiore? Destituire un sistema dittatoriale per inserirne un altro? Cosa cambia?



Proprio andando alla ricerca di risposte a queste domande ogni scrittore/scrittrice, inserisce la propria risposta ponendo anche altre domande. In queste risposte a volte c’è la storia del proprio paese di origine, storie di spionaggio, di attentati, di rivoluzioni.



Vengono chiamati in causa anche personaggi storici, quali Guevara, il poeta Hikmet e altri.



Teresa cerca di ricomporre un puzzle che comprende 20 anni di storia e storie, leggende che si intersecano e fondono insieme.


Non sarà sola in questo viaggio, avrà alcune compagnie piacevoli, altre meno. Incontrerà chi si approfitterà della sua ingenuità chi invece vorrà proteggerla.



L’ultimo capitolo è un po’ la somma di tutto il libro. Parla proprio Hugo Almendros, l’uomo tanto cercato, amato, odiato. Ripercorre il libro e le vicende narrate dal suo punto di vista e non può non mostrare le possibili incoerenze che scrittori diversi hanno mostrato nei propri capitoli. Del resto sono persone diverse, con culture diverse, hanno dato la loro interpretazione, hanno cercato di unirsi, di creare un qualcosa che unisse queste culture diverse, hanno fatto la loro piccola rivoluzione, e stranamente, non ha lasciato vittime, se non quelle di fantasia descritte nel libro.



Forse hanno voluto dire, che la rivoluzione non ha un nome, un viso, ma che è dentro di noi e dobbiamo essere noi stessi a combattere la nostra guerra interiore. Il voler attribuire simboli, simbologie, serve solo per permettere che un mito sopravviva. Ma questo non è giusto. I tempi cambiano e anche i simboli devono cambiare. Erano validi ai tempi in cui sono vissuti, non oltre.


Portare avanti battaglie di altri, battaglie vecchie di secoli non è utile, è solo un continuo uccidere, in nome di chi e cosa? Di NESSUNO.

1 commento:

  1. Anche a me il libro è piaciuto molto, l'ho letto tutto d'un fiato. Il primo capitolo di Ammaniti è scioccante, il secondo è delirante. Gli alti autori non sono tanto sani di mente neanche loro! Lo consiglio vivamente a chi vuole lasciarsi andare a un libro di avventure, che non è solo tale. E' immerso nella storia, nella rivoluzione vissuta da paesi diversi, lontani. Condivido la tua riflessione sulla rivoluzione "nel nome di Nessuno"!!
    un bacio

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