martedì 30 novembre 1999

Blueberry - Jan Kounen

un western che è tutto tranne che un western.


l’ambientazione non è strettamente necessaria ai fini del messaggio del film.


il regista, jan kounen, al suo secondo lungometraggio, ci offre il mondo interiore da un’altra visione da quella cui siamo soliti. la sua prima opera “le dobermann”, è un film violento, visionario che critica una società borghese, repressiva e bigotta.


sono passati anni ed esperienze, qualcosa di quel bellissimo film è rimasto, molto è cambiato. è rimasto vincent cassel, attore brillante capace di interpretare ruoli diversi con una naturalezza che molti attori + quotati di hollywood vorrebbero avere. lo vedrei bene nei panni di alessandro il grande in una produzione sull’alexander di chung. è rimasto il punto di vista visionario di kounen. è rimasto il suo non voler essere hollywoodiano. sono cambiate le esperienze del regista. nel suo primo film trattava la droga, l’allucinazione, come qualcosa di artificiale, uno sballo da concedersi in discoteca o prima di una rapina o prima di arrestare un criminale, ma mai come in blueberry. x preparare blueberry, kounen ha girato e “viaggiato”, ma questa volta accompagnato da guide idonee a viaggi di quel tipo. ha frequentato sciamani in giro x il mondo, fino a quando non ha trovato quello + simile al suo mondo interiore. il film non è altro che un “viaggio” all’interno di noi stessi x riscoprire quel qualcosa che la nostra mente ha cancellato e che ci portiamo dietro come fardello.


la storia, semplicissima, è quella di un francese che arriavto da poco nel selvaggio west si mette subito nei guai. questo ragazzo verrà salvato da una tribù di indios che lo cureranno insegnandogli il rispetto x la diversa cultura e la stessa cultura a quasi tutti gli americani sconosciuta.


non conosco il fumetto di moebius da cui è stato tratto il film, quindi x ora(appena posso lo compro e lo leggo) attribuisco questa mia interpretazione al regista. durante la narrazione, la storia sembra quasi andare in parallelo con quanto sta succedendo nel mondo nelgi ultimi anni. gli indios vengono visti male, anzi, alcuni, i più integralisti, malissimo. non vogliono che nelle loro terre sacre l’uomo bianco metta piede anche e soprattutto x cercare quelli che sono i loro tesori, reali o metafisici. questo xè in ogni cultura, in ogni popolo c’è la fazione più violenta ed estremista. il resto degli indios vivevano tranquilli nei loro boschi, contemplando l’universo attraverso i loro strumenti. viene montata contro questi indios una specie di demonizzazione, un qualcosa che li rende pericolosi, cattivi, fuori controllo, una minaccia x la stabilità della comunità dei bianchi. ora....non credo di essere l’unico a trovare affinità con quello che sta succedendo nel mondo, o no?


vincent cassel nella parte di mickey. ovviamente è il personaggio principale, è il ragazzo salvato dagli indios e che cerca di difendere loro e la loro cultura dai bianchi ignoranti e razzisti che vogliono solo i presunti tesori presenti nelle terre a loro sacre.


michael madsen. è il cattivo x eccellenza. forse tarantino con le iene l’ha bollato, ma non sono mai riuscito a vederlo in altri ruoli, non che mi dispiaccia, anzi, è di una cattiveria e di un ciniscmo impressionanti!!! un cattivo che cmq ha una sorta di riscatto, nel finale, anche se si perde irrimediabilmente xè,arrogante, inizia il viaggio senza una guida. gli altri sono un piacevole contorno.


juliette lewis non ha mai brillato x essere un’attrice eccezionale, ma il suo lavoro lo esegue senza pecche.


gli indios, sono indios veri. il ragazzo un pò “particolare”, factotum del vecchio sceriffo, è interpretato dallo stesso regista. irriconoscibile.


da vedere e rivedere.

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