Breve incontro con Alessandro Baricco.
Il 3 maggio ho avuto la fortuna di conoscere uno dei miei scrittori preferiti.
Sapevo che avrebbe dovuto parlare ad un evento multidisciplinare e multiculturale all’interno di un convegno per la lotta allo stigma all’Auditorium.
Soggetto: “ novecento, caso clinico”
Alle h17 dopo il dibattito su Calvino, ovviamente assente, e il suo Visconte Dimezzato, tenuto da psichiatri, psicologi, giornalisti e scrittori, sarebbe toccato a lui.
Vado verso le 1645 a prendere posto nella sala Serra e mentre sentivo con interesse la fine del dibattito, pensavo che avevo sbagliato a non venire dall’inizio, era interessante vedere tutto quello che degli psichiatri e psicologi tirano fuori da uno scritto…Calvino non era presente per ribattere, per lui c’era uno scrittore ed è stato curioso vedere le sue reazioni e conseguenti riflessioni.
Vedo dalla vetrata arrivare Baricco, tiro fuori i libri che mi ero portato e una penna ed esco per fargli alcune delle tante domande non avendo la certezza di potergliele fare durante il dibattito con i professoroni.
Dopo aver atteso che parlasse con gli organizzatori, lo saluto, mi presento e gli chiedo se posso fargli alcune domande.
Disponibilissimo mi dice di sì.
Io - “perché ha scelto Novecento invece che City per un convegno del genere? Non era più complesso City e sicuramente più pieno di spunti per psichiatri e psicologi?”
A.B. - “vero, ma non l’ho scelto, sono stato invitato a discutere di Novecento”
Io - “è vero che ha partecipato alla sceneggiatura della trasposizione di Tornatore di Novecento?”
A.B. - “assolutamente no! I giornalisti a volte scrivono cose che non sono vere, se poi conoscessero Tornatore non l’avrebbero potuto dire. È estremamente geloso delle sue sceneggiature. Ho trovato 2 o 3 punti molto validi rispetto al libro”
Io - “mi sembrava strano, a me il film non è piaciuto assolutamente, soprattutto le musiche, non sono il ragtime, la musica su cui dio balla quando nessuno lo vede!”
(qui l’ho citato e l’ho visto sorridere, cosa che mi ha fatto troppo piacere!)
poi abbiamo parlato delle versioni teatrali, che avevo visto 2 versioni su 3 e che mi dispiaceva dirglielo, ma a quella dell’attore torinese per cui l’aveva scritto, io avevo preferito la versione di Ulderico Pesce.
Siamo entrati dentro ancora parlando. Ormai ero scioltissimo, del timore iniziale c’era solo il rispetto per lo scrittore di City, uno di quei libri che posso definire, un MIO libro.
Ha visto i libri che tenevo in mano, Novecento e City. La copia di quest’ultimo è abbastanza vissuta, avendolo letto svariate volte e avendo visto vari viaggi, mostra molti più anni di quelli che ha.
Cosa che ha notato subito e me lo ha sottolineato.
Gli ho spiegato perché avevo con me anche City e gli ho fatto 2 domande.
Io - “ne verrà mai fatta una versione cinematografica o teatrale?”
A.B. - “non credo, è troppo complesso,ci sono troppe figure particolari, sarebbe difficile renderle sullo schermo”
Io - “posso farle una domanda su City a cui può anche non rispondere, ma a cui solo lei può dare risposta?”
A.B. - “certo”
Io - “ma Shatzy Shell, è un personaggio del libro o un personaggio della mente di Gould?”
(Mi guarda, mi sorride)
A.B. - “sei una delle poche persone che mi ha fatto questa domanda. Vedo che l’hai letto molto bene. Potrebbe essere sia uno dei personaggi inventati da Gould che un personaggio vero e proprio. Dipende anche da come interpreti. Non c’è una vera e propria spiegazione. È così che deve rimanere, leggermente in sospeso.”
Ammetto di aver un po’ rosicato per la “non” risposta, ma troppo contento per i complimenti che mi ha fatto!!!
Mente parlavamo della trasposizione che in questo momento stanno girando di Seta, di cui sembra soddisfatto, mi ha autografato i libri e su City, mi ha scritto: “un saluto da Gould”.
Ci hanno interrotto, toccava a lui.
Peccato che gli intervistatori erano due emeriti incompetenti.
Uno secondo me non aveva nemmeno letto Novecento.
La prima domanda è stata...:
"lei come lo interpreta Novecento come caso clinico?"
Baricco ha giustamente risposto:
"lo psichiatra è lei e non io. non ho mai pensato al personaggio di Novecento e al suo essere all'interno di una qualche patologia.... "
E’ andata avanti così, tra domande psichiatriche e letterarie.
Uno secondo me non aveva nemmeno letto Novecento.
La prima domanda è stata...:
"lei come lo interpreta Novecento come caso clinico?"
Baricco ha giustamente risposto:
"lo psichiatra è lei e non io. non ho mai pensato al personaggio di Novecento e al suo essere all'interno di una qualche patologia.... "
E’ andata avanti così, tra domande psichiatriche e letterarie.
In seguito ad una domanda che suonava più o meno così: “lei si ritrova in una qualche tipo di letteratura arcaica?”, Baricco ha cominciato a fare una lezione su come si scrive un libro, ha dato un’infarinatura di quelle che potrebbero essere le sue “basi” letterarie, Conrad e non ricordo l’altro.
Mi sembrava non soddisfatto delle domande postegli, a maggior ragione perché alcune erano totalmente tema.
Per esempio, poco dopo aver iniziato, un'altra domanda rivoltagli dall’”eminente” psichiatra, che poi ho scoperto è stato quello che ha scelto Novecento e che secondo me non l’aveva letto, ma scelto perché ne aveva visto la pessima trasposizione cinematografica di Tornatore
(forse scegliendo Novecento sperava che venisse più gente attirata anche dal film.), è stata:
“prima di cercare di capire il rapporto di Novecento con la felicità, qual’è la felicità per Baricco?”
Baricco non è riuscito a nascondere molto bene il non aver gradito la domanda…così è intervenuto uno degli organizzatori che ha evitato risposte spiacevoli, ma soprattutto di irritare ulteriormente lo scrittore torinese dicendo che l’argomento era Novecento e che eravamo fortunati ad avere lo scrittore presente, ma era di Novecento che bisognava parlare.
Mancano pochi minuti, c’è tempo ancora per un’ultima domanda che gli ho posto io.(un'emozione terribile parlare al microfono).
Io - “tornando a Novecento, quando spiega il suo non aver sceso gli altri scalini, ma essersi fermato sul terzo, quando ha scelto di non suonare su una tastiera infinita su cui solo dio può suonare, ha accettato la sua umanità? Non si è messo nella stessa posizione di dio, cioè affrontare l’infinito, o ha scelto di non scegliere tra le infinite possibilità? È più uomo degli abitanti di New York che invece vivono per quelle strade senza una fine?”
La sua risposta è stata esauriente e diplomatica, durata una decina di minuti poi l'hanno interrotto perché cominciava il programma Caterpillar e aveva la precedenza.
“nessun uomo davanti all’infinito procede. Per lui la vita, la normalità era un mondo di 200mt per 80. Per un abitante di New York questo problema non si pone. È diverso il punto di vista da cui parte. L’infinito rappresenta il limite dell’uomo…”
Da questo dibattito e da una delle risposte di Baricco ho colto un altro particolare di City che mai, in tutte le volte che l’avevo letto, avevo notato. Ogni personaggio eccelle in qualcosa. Ogni personaggio ha un talento…ho capito che dovrò rileggerlo e capire in che modo ciò debba essere letto.
devo dire che ho iniziato a leggere un pò in sovrappensiero (giggio, stanchezza, alberto...) il tuo scritto ma dopo poco ho cominciato davvero a incuriosirmi... mio fratello che ferma Baricco... una strana sensazione, un misto di divertimento, incredulità ed orgoglio. devo ammettere che più mi inoltravo nella lettura e più quest'ultimo sentimento prevaleva... hai capito il brother?! Grande! ho solo un piccolissimo appunto da farti (anche se devo ammettere di essere totalmente ignorate in materia - ho letto solo Seta): l'ultima domanda (quella col microfono :-)) l'ho trovata un pò "leziosa" rispetto alle altre genuine, intelligenti e "fresche". COMPLIMENTI!
RispondiEliminaA QUESTO PUNTO DEVO DARE UN'ALTRA CHANCE A CITY...CHE BELLO CHE LO HAI CONOSCIUTO. CHE CONSIGLI HA DATO A CHI SI APPROCIA NELLA SCRITTURA DI UN LIBRO ?
RispondiEliminax chicca: non voleva essere leziosa, solo che dovevo fare una domanda che anche gli eminenti potessewro capire!! :D
RispondiEliminanon ha dato consigli, ha detto quello che è in generale il processo di creazione sviluppo di un libro. come per esempio è nato novecento. poteva essere in due modi e alla fine, fortunatamente ha prevalso quello che tutti conosciamo.
RispondiEliminaCalvino ovviamente non si è presentato.....FORSE perchè è morto nel 1984 ?
RispondiEliminasai leggere? c'è un "ovviamente assente" che ha lo stesso valore di quello che hai scritto tu, solo, meno rude e più rispettoso...
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